Comunicato stampa — 26/06/2008

Comunicato stampa

Farmaci Innovativi: al primo posto per investimenti in ricerca e sviluppo

Giovedì 26 giugno 2008 · Ufficio Stampa

Il settore biofarmaceutico è quello in cui si investe di più in ricerca e sviluppo e le ricadute in termini di salute pubblica promettono di essere molto significative, soprattutto considerando il crescente impegno della ricerca in questo settore in ambiti finora trascurati, come quello delle malattie rare. Tra le prospettive più innovative ancora inedite della ricerca in questo settore, e che vede l’Italia in buona posizione, c’è la possibilità di trasformare le piante in vere e proprie fabbriche di farmaci.

Se ne è parlato nel convegno "Farmaci innovativi. Qualità, Efficacia, Appropriatezza, Garanzia dell'universalità delle cure sul territorio nazionale", organizzato dall'Associazione "Giuseppe Dossetti: i Valori” presso la Camera dei Deputati, a Palazzo Marini, Sala delle Conferenze (via del Pozzetto, 158).

Per il presidente della Farmindustria, Sergio Dompè “il settore biotecnologico risulta essere un ottimo driver di sviluppo economico e sociale oltre che di sviluppo per la salute pubblica. Grazie alle sinergie tra imprese del farmaco e nuove tecnologie, ha aggiunto, oggi sono possibili “importanti risultati scientifici ed una pipeline di prodotti biotech italiani con 147 farmaci in sviluppo, dei quali 84 in fase clinica”. Negli ultimi anni, ha detto ancora Dompè, in Italia “si è assistito alla nascita di un vero e proprio settore biotech costituito da imprese specializzate, con un ritmo di crescita davvero considerevole, tanto da costituire un forte segnale del grande potenziale delle piccole e medie imprese dedicate alle biotecnologie, sia di nuova formazione (start-up), sia risultanti da spin-off dell’industria farmaceutica tradizionale”. Dal 2001 il numero delle aziende biotech italiane si è triplicato e gli investimenti in Ricerca & Sviluppo in questo settore ammontano a 1.3 miliardi di euro,con una crescita del 9% nell’ultimo anno.

Tra gli sviluppi futuri, sono in arrivo le piante-biofabbrica. Ne ha parlato Eugenio Benvenuto, responsabile della Sezione di Genetica e Genomica Vegetale dell’ENEA. La tecnologia, nota come “molecular farming”, nasce “con il principio ispiratore dell’abbattimento delle disparità dei diritti alla salute per la garanzia di un’adeguata protezione sanitaria nei Paesi in via di sviluppo”. Le piante diventano veri e propri bioreattori naturali in grado sintetizzare molecole ad altissimo valore aggiunto a partire da semplici molecole inorganiche e con il solo ausilio di acqua ed energia luminosa. Tra le conseguenze Benvenuto ha indicato il “notevole abbattimento dei costi di produzione”, insieme alla “possibilità di sintetizzare proteine complesse correttamente strutturate e funzionali del tutto simili a quelle sintetizzate nelle cellule animali” e ad una “maggiore sicurezza del prodotto finale dal punto di vista sanitario”.

Alcuni tra i più autorevoli analisti del mercato statunitense hanno predetto che il giro d’affari dei biofarmaceutici prodotti in pianta (o PMP “Plant Made Pharmaceuticals”) si aggirerà già nel 2011 intorno ai 22 miliardi di dollari, con un impennata tra il 2008 ed il 2010, quando molte delle molecole attualmente in fase di trial clinico raggiungeranno il mercato.
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