Comunicato stampa — 26/06/2008

Comunicato stampa

Farmaci Innovativi: ancora molto costosi, ma all'orizzonte arrivano i Biosimilari

Giovedì 26 giugno 2008 · Claudio Giustozzi

Sono ancora decisamente costosi, i farmaci innovativi messi a punto grazie alle tecniche delle biotecnologie, ma il loro impatto sul mercato è appena all’inizio e promettono di generare profondi cambiamenti nei prossimi anni, influenzando profondamente la spesa sanitaria.

Il nuovo scenario viene delineato oggi a Roma, nel convegno "Farmaci innovativi. Qualità, Efficacia, Appropriatezza, Garanzia dell'universalità delle cure sul territorio nazionale", organizzato dall'Associazione "Giuseppe Dossetti: i Valori” presso la Camera dei Deputati, a Palazzo Marini, Sala delle Conferenze (via del Pozzetto, 158).

Si calcola che oggi circa la metà di tutti i nuovi farmaci registrati ogni anno siano di origine biotecnologia. Per avere un’idea dei costi, basti pensare che alcuni dei primissimi farmaci innovativi, come eritropoietina, interferone e ormone della crescita, hanno fatturati di migliaia di milioni di euro all'anno. Per questo il Segretario Nazionale dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori”, Claudio Giustozzi, ha rilevato che “l’eguaglianza nel diritto alla cura e nella distribuzione delle risorse diviene un fattore di importanza dirimente, dove il limite alle risorse finanziarie è diretta conseguenza del limite al diritto alla cura. E’ dunque necessaria una programmazione partecipata per l’erogazione della quantità di risorse da destinare al sistema salute e la decisione dei relativi criteri”.

Tuttavia alcuni farmaci innovativi sono vicini alla scadenza del brevetto, tanto che si sta ormai facendo strada l’ipotesi di “farmaci biosimilari”, ossia prodotti con tecniche biotecnologiche ma non identici al farmaco di origine. “Per fortuna sono in scadenza i brevetti di una decina di biofarmaci di largo uso e quindi c’è la possibilità che i costi possano essere significativamente ridotti tramite l’immissione nel mercato di biofarmaci generici o biosimilari”, ha osservato Angelo Fontana, del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche e Centro Interdipartimentale per le Biotecnologie Innovative, Università degli Studi di Padova, Padova. “Si prevede – ha aggiunto - che varie industrie entreranno nel mercato dei farmaci biosimilari, che richiederanno minori investimenti e tempi ben più rapidi per la loro commercializzazione’’.

In ogni caso, ha aggiunto, bisogna considerare che la produzione dei farmaci di questo tipo richiede procedimenti : “non si tratta – ha osservato - di produrre un farmaco generico come l’aspirina, ma una molecola molto complessa, di alto peso molecolare, instabile, difficile da formulare e da somministrare”. L’oncologo Francesco Cognetti, dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma è convinto che “l’introduzione in clinica dei biosimilari non potrà prescindere dai procedimenti di sperimentazione clinica utilizzati per i nuovi farmaci”.
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